martedì 7 aprile 2009

Una terra senza pace

Pescara 6 Apr - Dopo i tanti sussulti e terremoti metaforici perchè riferiti agli scandali politici che hanno interessato la nostra regione nell'ultimo anno, stanotte alle 3 e 32 la nostra amata terra ha tremato davvero a causa di un sisma di forte intensità. Per tutti gli abruzzesi, ovunque residenti nella regione, è stato subito chiaro che si trattava di un evento catastrofico. Per i tanti compagni che ci chiamano da ogni parte d'Italia e che ringraziamo, diciamo che al momento non sono segnalati danni rilevanti a cose e persone nelle provincie di Pescara, Chieti e Teramo mentre, nella provincia dell'Aquila e soprattutto nel capoluogo e nelle sue vicinanze la situazione è drammatica. I nostri compagni aquilani, che con grande difficoltà siamo riusciti a contattare, ci raccontano una situazione tragica con centinaia di morti, migliaia di feriti, 50 mila sfollati e gran parte delle case e delle infrastrutture è seriamente danneggiata, quando non completamente crollate. Da settimane, continuava uno “sciame” sismico che aveva creato molta apprensione nella popolazione, ma evidentemente i ripetuti allarmi non sono serviti a tenere alta la guardia, visto che i soccorsi sono scattati con ritardo e anche adesso che ormai sono trascorse molte ore dall'evento sismico, la situazione resta caotica. Noi che siamo nati e viviamo in questa meravigliosa terra e ne conosciamo la storia, sappiamo che eventi del genere sono purtroppo frequenti dalle nostre parti. Già all'inizio del secolo scorso, la Marsica e Avezzano vennero rase al suolo da un terremoto che fece più di trentamila vittime e in ogni caso, eventi sismici si sono ripetuti con una certa continuità nel corso degli anni. Per queste ragioni e in considerazioni delle severe norme antisismiche in materia di costruzioni, non riusciamo a comprendere come siano potuti crollare edifici strategici quali l'ospedale dell'Aquila (costruzione relativamente recente), lo studentato ma anche la stessa prefettura, oltre a decine di scuole, asili e altri edifici pubblici e privati. Ma il nostro stupore, dura lo spazio di un momento, perchè poi ci ricordiamo che fino a poche ore fa, questa era la regione designata come sito possibile di una centrale nucleare (pensate cosa sarebbe accaduto), ma anche una regione da perforare alla ricerca del petrolio o dove impiantare un termovalorizzatore o dove ancora, fare un nuovo traforo sotto il Gran Sasso. Lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e la totale incuria del territorio e del suo patrimonio edilizio ed artistico, è sempre stata una costane nella gestione delle classi dirigenti sia imprenditoriali che politiche. Per questo motivo, non ci sentiamo di aderire a nessun ipocrita clima di unità nazionale e anzi, con chiarezza diciamo, che noi non ci fidiamo per nulla dell'attuale giunta regionale, ancor meno del governo nazionale che saranno chiamati a gestire il difficile “dopo-terremoto”. Ancor più difficile, perchè la nostra regione come l'intero paese vive già gli effetti della drammatica crisi in corso e in particolare, la zona dell'aquilano, era interessata da una crisi occupazionale devastante. Ci sentiamo di chiedere a tutti i cittadini abruzzesi massima vigilanza a quanto avverrà nel prossimo futuro, per evitare di diventare una nuova Irpinia. Nell'immediato, proponiamo l'adozione di misure immediate a sostegno della popolazione:
L'immediata requisizione delle tante case sfitte soprattutto sulla costa e la loro assegnazione alle popolazioni terremotate
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Il pagamento dell'intera retribuzione per quei lavoratori residenti nelle zone terremotate e che erano in regime di cassaintegrazione
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La corresponsione di un salario minimo garantito per i disoccupati di almeno 1000 euro
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Un piano di ricostruzione in tempi certi con lo stanziamento dei fondi necessari da parte del governo e che tali fondi siano gestiti non dai soliti sciacalli, ma da organismi territoriali trasparenti che vedano la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini.
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Per tutti i compagni che intendono concretamente dimostrare la loro solidarietà ai cittadini aquilani e abruzzesi, chiediamo di pazientare perchè nei prossimi giorni ci attiveremo per organizzare al meglio iniziative di solidarietà. Per il momento, vi ringraziamo per la vostra vicinanza e mettiamo a disposizione il sito per eventuali suggerimenti o aiuti di ogni tipo. Grazie
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PCL Abruzzo

sabato 4 aprile 2009

VIDEO DELL' INTERVISTA DI MARCO FERRANDO

FONTE: http://www.redtv.it/video/702

Testo del volantino del PCL in occasione della manifestazione nazionale CGIL

DARE UNA PROSPETTIVA A QUESTA GRANDE MANIFESTAZIONE APRIRE UNA LOTTA VERA, RADICALE, A OLTRANZA
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NON PER PARTECIPARE, MA PER VINCERE
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L’imponente manifestazione di oggi- cui il PCL da’ la sua piena adesione- non può finire su un binario morto. Di fronte all’enormità della crisi e alle politiche reazionarie di Berlusconi, le sole manifestazioni trimestrali e gli scioperi dimostrativi sono del tutto insufficienti . E’ necessaria una svolta radicale di lotta, unitaria e di massa. In tutta Europa si vanno sviluppando, in maniera diversa, forme di lotta radicale, sino ad evocare una vera rivolta sociale. E’ ciò che la borghesia teme come la peste.
Invece in Italia Epifani si vanta sul Corriere della sera di “ saper evitare l’esplosione della rabbia sociale come in Grecia e in Francia” con l’intento di tranquillizzare Confindustria. E questo nel momento in cui, paradossalmente, la Cgil è all’opposizione del governo.
Così non va. Non si può fare opposizione a Berlusconi cercando di tranquillizzare Marcegaglia. Non si può contrastare efficacemente le politiche del padronato e del governo con manifestazioni rituali una tantum: che certo sono un’importante espressione di dissenso, ma che non incidono sui rapporti di forza reali. E che per di più vedono spesso assurdamente divisi la Cgil e i sindacati di base.
E’ necessaria una vera prova di forza contro le classi dirigenti del paese. La piazza di oggi ci dice che è possibile. Proponiamo che tutte le organizzazioni sindacali del mondo del lavoro, dalla Cgil (a partire dalla Fiom) a tutto il sindacalismo di base, convochino unitariamente una grande assemblea nazionale di delegati eletti che promuova una svolta di lotta.
Proponiamo l’apertura di una grande vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, che sfoci in una mobilitazione prolungata ( sino ad uno sciopero generale ad oltranza), che si combini con l’occupazione delle aziende in crisi e con la costituzione di una cassa nazionale di resistenza.
Proponiamo una piattaforma di lotta unificante che miri a ricomporre tutto ciò che la crisi tende a dividere; che parta dalla rivendicazione del blocco generale dei licenziamenti, della ripartizione tra tutti del lavoro che c’è ( con la riduzione progressiva dell’orario a parità di paga), di un grande piano di opere pubbliche di utilità sociale, dell’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari ( con l’abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro), di una vera indennità per tutti i disoccupati ( non inferiore ad almeno 1000 euro netti mensili detassati), del permesso di soggiorno per tutti i lavoratori immigrati; e che soprattutto dica: “Paghi chi non ha mai pagato”. A partire dalle grandi imprese e delle banche, che vanno nazionalizzate, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori: una soluzione che garantirebbe i posti di lavoro e consentirebbe il risparmio di enormi risorse pubbliche, oggi regalate a banchieri e capitalisti, destinandole al lavoro, ai salari, a vere protezioni sociali.
Questa svolta di lotta non solo è possibile, ma è la condizione decisiva per dare una prospettiva alla grande manifestazione di oggi, per ricomporre la più vasta unità dei lavoratori, per ottenere risultati. Perchè l’esperienza dice che solo la forza di massa può strappare conquiste nuove e difendere conquiste vecchie. A chi obietta che questa proposta d’azione è “incompatibile” con le attuali regole del gioco, rispondiamo che è vero: infatti solo rompendo le regole del gioco di questa società capitalista, si può aprire il varco di un’alternativa vera. Solo la lotta per cacciare i capitalisti e i banchieri, e per affermare un governo dei lavoratori può dischiudere una prospettiva nuova. Il resto è un film già visto (e subìto), troppe volte.
In ogni caso il PCL- unico partito della sinistra a non essersi mai compromesso con le politiche antioperaie- impegna le proprie forze, in ogni luogo di lavoro e in ogni sindacato, per questa svolta unitaria e radicale del movimento operaio. E chiede pubblicamente a tutte le sinistre, politiche e sindacali, di realizzare un fronte unico d’azione su questo terreno decisivo.
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IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI HA AVVIATO UNA CAMPAGNA NAZIONALE PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE AZIENDE IN CRISI E DELLE BANCHE, CHE STA GIA’ REGISTRANDO L’ADESIONE DI NUMEROSE STRUTTURE SINDACALI E DIRIGENTI SINDACALI ( A PARTIRE DAL LIVELLO DELLE RSU).
IL TESTO DELLA CAMPAGNA SI PUO’ TROVARE SUL SITO DEL PARTITO( www.pclavoratori.it ). SE INTENDI DARE L’ADESIONE, PUOI INVIARLA ALL’INDIRIZZO DEL PCL ( info@pclavoratori.it ) indicando nome e cognome, carica sindacale, luogo di lavoro.

Al fianco dei lavoratori delle pulizie

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà ai lavoratori del settore pulizie che lavorano nelle ditte appaltatrici delle caserme militari fiorentine. L'attacco portato a questi lavoratori, diminuzione dell'orario lavorativo del 40% con conseguente dimunizione del salario, deve essere respinto. Il Ministero della Difesa, titolare dell'appalto, si deve far carico della situazione di questi lavoratori che rischiano di trovarsi sul lastrico. La scusa che non ci sono fondi e che quindi bisogna tagliare le spese non regge. Vengono spesi milioni di euro in armi, in missioni militari all'estero (con mercenari pagati lautamente) e non si trovano i soldi per pagare 40 lavoratori che percepiscono un salario da fame.
Il Partito Comunista dei Lavoratori si schiera incondizionatamente al fianco della lotta di questi lavoratori, affinchè venga respinto questo vergognoso attacco, rendendosi disponibile a qualunque tipo di iniziativa proposta dai lavoratori.
-BASTA SPESE MILITARI -PER IL RITIRO DI TUTTE LE TRUPPE DALLE MISSIONI MILITARI ALL'ESTERO
-ASSUNZIONE A TEMPO PIENO ED INDETERMINATO PER I LAVORATORI DELLE PULIZIE
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PCL FIRENZE Olga Valdambrini

ATAF, giù le mani dal lavoro e dal salario

Un nuovo attacco viene portato ai lavoratori ATAF. L’azienda ha stracciato gli accordi precedentemente presi con le organizzazioni sindacali e deciso di aumentare l’orario di lavoro.
I lavoratori ATAF negli ultimi anni hanno già dato tanto, basti ricordare gli accordi salva azienda del 2006. È l’ora che cominci a pagare chi non ha mai pagato. A partire dai dirigenti con stipendi di migliaia di euro al mese.
Ci chiediamo da che parte stanno i comuni (proprietari dell’ATAF) governati da giunte di centro-sinistra. Fino ad ora c’è stato soltanto un assordante silenzio. Questo ci dimostra ancora una volta la giustezza della nostra sfiducia verso le istituzioni e verso i partiti di questo centro-sinistra.
È ora che i lavoratori ATAF si ribellino a tutto ciò, portando avanti le rivendicazioni in difesa dei loro diritti in maniera indipendente ed autonoma. In un periodo di campagna elettorale come questo, è probabile che alcune forze politiche di sinistra (vendoliani, comunisti italiani e PD) tentino di cavalcare e strumentalizzare la lotta dei lavoratori. Ma sono i fatti a smascherarli: sono loro che governano i comuni dell’area fiorentina. Sono loro che nominano i consigli di amministrazione delle SPA pubbliche, sono loro che hanno voluto la tramvia e poi l’hanno data in gestione alla francese GEST.
Il PCL è al fianco dei lavoratori ATAF in maniera incondizionata. Noi ci battiamo per difendere e allargare i diritti acquisiti dei lavoratori, per un’azienda unica dei trasporti in tutta la provincia con condizioni di lavoro decise dai lavoratori stessi, per mandare a lavorare le decine di dirigenti con gli stipendi d’oro.
PCL FIRENZE Olga Valdambrini

Documento degli studenti del PCL

LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI E I BANCHIERI!

“Noi la crisi non la paghiamo!”: questo slogan ha infiammato e infiamma tuttora le lotte delle nuove generazioni di tutta Europa, dall’Italia alla Grecia. Una nuova generazione che si affaccia alla lotta di classe non sente più parlare dei miti fasulli e menzogneri sulla “fine del comunismo” o su un “nuovo ordine mondiale” che sarebbe sopraggiunto dopo la caduta del Muro di Berlino, ma prova in maniera reale sulla propria pelle il costo di una crisi catastrofica del capitalismo che porta tutti i governi capitalisti ad attaccare pesantemente i posti di lavoro, i salari, lo stato sociale, il diritto allo studio e in generale le condizioni di vita dei lavoratori e dei loro figli.
E’ in questo contesto che si è svolta la lotta esemplare degli studenti italiani (insieme a genitori, insegnanti e lavoratori della scuola) contro i tagli criminali del governo Berlusconi sui fondi destinati alla scuola e all’università pubbliche, e contro il progetto di controriforma della ministra Gelmini. PERCHE’ L’”ONDA” NON HA VINTO?
Tuttavia la sconfitta subita dal movimento con l’approvazione dei decreti e la fine delle mobilitazioni ci impongono una seria riflessione per capirne le cause e per non ripetere gli stessi errori nell’ipotesi di un rilancio del movimento.
A questo scopo è utile confrontare l’”Onda” italiana con esperienze di lotta vittoriose, come il movimento anti-Cpe in Francia, che attraverso una lotta esemplare di studenti e lavoratori uniti è riuscito a sconfiggere l’odioso Contratto di Primo Impiego. In Italia invece, la mancanza di una prospettiva concreta della lotta e la mancanza di una vera prova di forza contro il governo (nella convinzione che una vittoria si potesse ottenere facendo più kilometri possibile nei cortei) hanno progressivamente sprecato le forze e portato gli studenti ad abbandonare gradualmente la lotta. La prova di forza contro i governi si fa soltanto con l’unità di lotta tra studenti e lavoratori, ciò che ha permesso in Francia di creare un movimento di massa che ha sconfitto il governo Chiraque, uno dei più reazionari, sul Cpe. Chi sostiene, come la Rete per l’Autoformazione (disobbedienti) che ha diretto in maniera autoritaria il movimento a Roma, che “la classica parola d’ordine dell’unità studenti-operai è oggi definitivamente superata” (www.uniriot.org) mistifica la realtà e non ha a cuore la vittoria del movimento ma soltanto interessi burocratici di controllo su di esso, come hanno dimostrato Francesco Raparelli e la relativa linea politica “post autonoma”. E’ quando scende in campo la classe operaia, cioè chi manda avanti la produzione, che i padroni e i loro governi cominciano ad avere paura ed è possibile perciò creare prove di forza vincenti. Nascondendo questa realtà i disobbedienti non hanno fatto altro che indebolire la lotta. E proprio questa burocrazia ha impedito una qualsiasi forma democratica di partecipazione degli studenti al movimento; per paura di perdere il controllo su di esso hanno rifiutato e combattuto con metodi autoritari la forma di organizzazione più democratica che possa esistere per una lotta e che ha animato le esperienze di movimento vittoriose operaie e studentesche: un coordinamento a vari livelli (da quello d’ateneo a quello nazionale) formato da delegati eletti dalle assemblee degli studenti e revocabili in qualsiasi momento dalle stesse. Questo principio è profondamente diverso da quello della delega borghese, fatto di deputati e senatori corrotti che non rispondono a nessuno del loro mandato. Il coordinamento per delegati è al contrario la forma di democrazia più diretta che avrebbe consentito, oltreché di centralizzare e coordinare meglio la lotta, di coinvolgere la massa degli studenti attivamente nel dibattito all’interno del movimento. AUTORIFORMA O LOTTA IN DIFESA DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICA?
Altro elemento centrale che ha rappresentato un punto debole è stato la proposta centrale appioppata dai disobbedienti al movimento della cosiddetta “autoriforma” incentrata sull’”autoformazione”: ma cosa c’è dietro queste parole? Il progetto dei disobbedienti (se ci credono veramente) è quello di costituire nel quadro di un’università scadente dei percorsi di didattica “autogestita” dagli studenti. Oltre a rappresentare una proposta vaga e deleteria, essa implica l’accettazione dell’autonomia universitaria, il primo male che ha partorito tutte le attuali controriforme, e non mette in dubbio il modello universitario attualmente propinato. La questione centrale che si deve affrontare è quella di una lotta per un’università pubblica, gratuita, di massa, di qualità e al servizio delle masse popolari e non dei privati. Soltanto questa piattaforma è in grado di difendere il diritto allo studio e di far diventare la mobilitazione degli studenti una lotta di massa e popolare, coinvolgendo gli altri settori oppressi della società.
PER IL RILANCIO DEL MOVIMENTO, PER L’UNITA’ DI LOTTA STUDENTI-LAVORATORI!
Allo stato attuale, dopo il riflusso, è oggettivamente difficile far ripartire immediatamente una mobilitazione delle dimensioni viste nei mesi scorsi: ma la crisi mondiale sta producendo e preparando in Europa e in tutto il mondo grandi esplosioni sociali contro le condizioni di vita imposte dal capitalismo. Quando i lavoratori e le nuove generazioni torneranno a mobilitarsi sarà necessaria però una svolta nella direzione: servirà una piattaforma di lotta all’altezza della situazione e al di fuori delle castronerie irreali propinate ad esempio dai disobbedienti. Questa è la piattaforma che come Coordinamento Studenti Rivoluzionari abbiamo proposto al movimento e riteniamo sia un punto di partenza indispensabile nel caso di un suo rilancio:
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•LOTTA AD OLTRANZA IN DIFESA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’ PUBBLICHE
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•PER L’ABROGAZIONE DELL’AUTONOMIA UNIVERSITARIA E DI TUTTE LE CONTRIRIFORME DEGLI ANNI ‘90 A PARTIRE DALLA ZECCHINO-BERLINGUER
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•ABOLIZIONE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI AI PRIVATI, MASSICCI INVESTIMENTI PER LA SCUOLA E L’UNIVERSITA’ PUBBLICHE
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•PER UN’ISTRUZIONE PUBBLICA, GRATUITA, DI MASSA E DI QUALITA’ E AL SERVIZIO DELLE MASSE POPOLARI
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•UNITA’ DI LOTTA COL MONDO DEL LAVORO
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•ORGANIZZARE LE LOTTE CON UN COORDINAMENTO PER DELEGATI ELETTI DALLE ASSEMBLEE E REVOCABILI IN QUALSIASI MOMENTO
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•CACCIARE BERLUSCONI, PER UN’ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA
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Sulla base di questo programma proponiamo come CSR un fronte unico di lotta a tutte le organizzazioni che si riconoscono in esso. Paghi chi non ha mai pagato!
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COORDINAMENTO STUDENTI RIVOLUZIONARI

Unilever: OCCUPAZIONE !

Volantino distribuito durante la lotta dei lavoratori unilever di Casalpusterlengo (Lodi)
A due mesi dall’annuncio della mobilità per 209 lavoratori l’azienda continua a perseguire il suo progetto di ridimensionamento dello stabilimento e, in un secondo tempo, di chiusura.
Contro la prepotenza dell’azienda dobbiamo rispondere con l’occupazione dello stabilimento.
Se non occuperemo sarà la sconfitta totale per i lavoratori.
E’ ormai evidente che le istituzioni, sia comunale che provinciale, non vogliono intervenire in modo efficace contro l’azienda.
Sono state spese nelle varie assemblee belle parole di sostegno alla nostra giusta lotta per la difesa del posto di lavoro, ma non vi è stata nessuna iniziativa concreta per impedire i licenziamenti.
Provincia e comune si dimostrano impotenti di fronte alla decisione aziendale di mettere in atto i licenziamenti.
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Dagli incontri tra Rsu e azienda risulta che vi è in atto un tentativo di divisione tra i lavoratori.
Si parla di incentivi per l’abbandono volontario, di togliere l’appalto di alcuni servizi dati a ditte esterne per collocarvi lavoratori Unilever lasciando così disoccupati altri lavoratori. Si prospetta la cassa integrazione per un anno e poi il licenziamento.
Tutte queste proposte vanno respinte perché non servono altro che l’interesse dell’azienda.
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Questa è l’ultima battaglia, ci giochiamo tutto: o riusciamo ad impedire i licenziamenti con la lotta o sarà la perdita del posto di lavoro per tutti.
Ogni giorno che passa ci conferma sempre più che la vera intenzione dell’Unilever è quella di chiudere lo stabilimento, non per mancanza di lavoro ma per portarlo in Romania dove i profitti sono maggiori.
Se perdiamo questa battaglia ci aspetta un futuro di precarietà e maggior sfruttamento.
I padroni sono sempre più determinati nel perseguire i loro interessi.
Dobbiamo esserlo altrettanto noi. Forti e determinati fino in fondo!
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Occupiamo la fabbrica e costituiamo un comitato di lotta che proponga una piattaforma contrapposta agli interessi dell’azienda.
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• I nostri interessi sono il mantenimento dei posti di lavoro e la stabilizzazione di tutti i precari e soci delle cooperative.
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• Se l’Unilever vuole smettere la produzione, abbandoni lo stabilimento: lo gestiremo noi. Chiediamo la requisizione degli impianti e dell’area e un piano regionale per assorbire la nostra produzione.
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Queste sono le uniche proposte per salvare i posti di lavoro.
La nazionalizzazione delle fabbriche in crisi senza indennizzo e sottoposte al controllo operaio è l’unica soluzione per uscire dalla crisi.
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Le burocrazie sindacali ripropongono le solite vecchie ricette di compromesso e concertazione che tanto più oggi si stanno dimostrando inefficaci, di fronte ad una crisi del capitalismo che viene fatta pagare esclusivamente ai lavoratori falciando milioni di posti di lavoro, regalando miliardi di euro banchieri e grande industria e spogliando i contribuenti.
La costruzione di una piattaforma di lotta della classe operaia e la sua unità tra precari e lavoratori, siano italiani o immigrati, contro le classi dominanti e la loro politica di sfruttamento e oppressione sono la sola arma in grado di combattere efficacemente la crisi, i licenziamenti e la chiusura della fabbrica.
I lavoratori Unilver del PCL

I Giovani del PCL desiderano fare alcune riflessioni sul tema "movida".

Elezioni comunali di Finale Ligure

Quale divertimento, innanzitutto? C'è una necessità di fondo secondo noi nel fornire un'offerta più variegata di ciò che intendiamo per Movida, poiché focalizzare la discussione sul solito tipo di divertimento (disco-bar) fomenta la polemica legata ad orari e tasso di rumorosità su cui si stanno spendendo da anni le nostre amministrazioni.
Noi pensiamo invece a progetti capaci di creare nuovi luoghi di aggregazione, dove le persone possano vivere momenti d'incontro e conoscenza. Perchè non fare del nostro patrimonio storico-artistico, anche un luogo di confronto per vivere uno svago alternativo e intelligente, oppure creare uno spazio dove tutti i giovani possano gestire direttamente il proprio divertimento? In questo periodo storico dove precarietà ed impoverimento rendono incerta la vita, occorre superare la convinzione che uscire debba significare esclusivamente consumare.
Simona Calò

mercoledì 25 marzo 2009

Sanremo: commento di De Luca (PCL) sul 'caro mensa'

( Sanremonews ) 24 MAR - Daniele De Luca del PCL provinciale è tornato nuovamente sulla questione 'caro mensa', argomento seguito da tempo dal partito di Ferrando:
"Evidentemente i tempi si sono rivelati non ancora maturi per recepire il senso dell'efficacia della proposta di mobilitazione sociale contro il 'caro mensa', rilanciata più volte dal PCL. Ciò non ci impedirà di continuare a muovere la nostra opposizione contro le attuali tariffe e agli eventuali aumenti, che con molta certezza saranno approvati dalla giunta che si insedierà il prossimo giugno. A differenza del resto della politica locale, partendo dal centro-sinistra al PDL, che col loro beneplacito hanno acconsentito agli aumenti deliberati lo scorso mese, il PCL sarà l'unico partito a poter intervenire nuovamente sulla questione dei buoni mensa e altre inerenti all'infanzia, rifacendosi ad un percorso di lotta avviato da tempo basato su principi sinceri e su rivendicazioni sociali totalmente a favore dei lavoratori e dei disoccupati."
E in merito a questo 'problema', alcuni genitori di bambini che usufruiscono del servizio hanno dichiarato: "Perchè a Sanremo si paga più caro rispetto ad altri comuni vicini?" sentenzia una madre e il papà di un bambino invece:" Non capisco come mai un servizio del genere debba essere aumentato, alla fine ci rimettono sempre i contribuenti".
Andrea Di Blasio

sabato 21 marzo 2009

Sicurezza nelle scuole pubbliche

Il vetro caduto l’altro ieri ( 18-III ndr ) all’interno di un’aula della scuola elementare di Bussana e che rischiava di provocare un’altra tragedia come quella avvenuta al Liceo Darwin di Rivoli lo scorso autunno, è un fatto che deve farci riflettere sul livello di civiltà del nostro paese e sulla negligenza della passata amministrazione Borea.
Al posto di intervenire con un piano di messa a norma di tutti gli edifici scolastici pubblici, Borea, durante il suo mandato, ha preferito occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole private e confessionali, sborsando ogni anno a spese dei lavoratori quasi 300mila euro.
In seguito all’episodio drammatico del Liceo rivolese che causò la morte del diciassettenne Vito Scafidi e il ferimento grave del giovanissimo Andrea Macrì, il PCL invitò a più riprese il Provveditorato agli studi e gli enti locali a compiere una verifica completa sulle condizioni di tutti gli istituti scolastici pubblici presenti in Provincia. A quanto pare questa richiesta, che nasceva dall’esigenza di garantire maggiore sicurezza nelle scuole e non da una motivazione ideologica, non è mai stata presa minimamente in considerazione da coloro cui è stata rivolta.Riguardo la situazione di insicurezza delle nostre scuole, a dir poco disdicevoli per un paese da primo mondo, il PCL invita nuovamente le autorità preposte ad intervenire affinché tutti gli edifici scolastici presenti in Provincia vengano recuperati nella loro totale integrità e che non presentino più problemi di manutenzione e di agibilità. Un primo intervento urgente che il PCL si permette di suggerire, in base alle indagini condotte dai suoi militanti e su segnalazione dei genitori della Scuola Materna del Poggio, è il rifacimento del tetto che rischia di crollare non essendo in grado di garantire una tenuta dell’acqua per via di lavori malamente eseguiti.

giovedì 19 marzo 2009

CONTRO I BUONI MENSA OCCORE MOBILITARSI ORA!!! PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO.

Lunedì 23 marzo 2009 alle ore 17,30,
alla Sala Verde ( 1° Piano ) del Palafiori,


il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI terrà un incontro pubblico in cui presenterà la propria proposta di
MOBILITAZIONE SOCIALE CONTRO GLI ULTIMI AUMENTI SUI BUONI MENSA E SU ALTRI SERVIZI RIVOLTI ALL’INFANZIA.

L’iniziativa, quindi, si pone l’obiettivo di unire tutti i genitori in unico Comitato di Lotta contro il caro-mensa e di stabilire una data per organizzare un corteo contro i provvedimenti del Commissario Calandrella, nonostante gli aumenti imposti già prima da Borea.

Fermarsi ora, significa legittimare la futura Giunta che si insedierà il prossimo giugno a Palazzo Bellevue a deliberare nuovi rincari sui servizi per l’infanzia ( infatti per il prossimo settembre si parla di buoni a 4-5 € ).

L’impegno di ripianare i buchi di bilancio non spetta ai lavoratori, ma a Borea e ai membri della sua Giunta che li hanno provocati a causa dei loro sperperi di denaro pubblico e privilegi. PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO!

lunedì 9 marzo 2009

Sanremo: intervento critico del PCL su Barbaro e Zoccarato

( Sanremonews ) 9 MAR - In un comunicato inviato alle redazioni, il Partito Comunista dei Lavoratori critica le dichiarazioni fatte da Maurizio Zoccarato al momento della sua discesa in campo come candidato sindaco del PDL di Sanremo, e non rispiarmia commenti negativi nei confronti di Bruno Barbaro, che correrà con la lista civica 'Sviluppo e Solidarietà' appoggiata dal PRC. Ecco la nota del PCL matuziano:
"Le parole di Zoccarato, candidato del PdL, nel caso, anche, di una sua eventuale vittoria, sono destinate a rimanere tali, mentre su altre sue affermazioni, non possiamo che nutrire forti perplessità e dubbi. La parte del suo intervento inerente la Pigna è sicuramente quella con le dichiarazioni più sconvolgenti. Anche se si tratta di una semplice boutade elettorale –tanto per fare ringalluzzire i propri alleati della Lega Nord-, quella di inviare l’esercito alla Pigna “per liberarla dai clandestini”, non solo di carattere repressivo, ma addirittura tesa ad acuire il problema e priva di lungimiranza. Questa non è una constatazione che si fonda su un’interpretazione buonista o lassista sul problema della sicurezza correlato all’immigrazione clandestina. Il PCL, da sempre, ha sempre indicato diverse soluzioni per tentare di porre fine ai malesseri della Pigna: come l’illuminazione dei vicoli, una maggiore pulizia del quartiere, un piano di ristrutturazione degli edifici ( a partire dalle facciate, messe molto peggio rispetto a quella del Casinò, il cui cambio di colore ci verrà a costare un milione di euro ) e la rivalorizzazione del suo ricco patrimonio storico. E proprio perché ben distanti da qualsiasi buonismo ipocrita, oltre a tali proposte, sempre come PCL, abbiamo ribadito, più volte, la necessità di eseguire un censimento finalizzato a scovare quei locatori privi di scrupoli, che sono i principali responsabili del degrado del centro storico e che affittano a dei disgraziati scantinati o edifici non adibibili ad abitazione e senza un regolare contratto, imponendo affitti a prezzi esorbitanti e fondando i propri profitti sui vantaggi che la inumana legge Bossi-Fini offre a favore di chi affitta in nero agli stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno. I primi da punire sono, quindi, quegli affittuari a cui è stato consentito dalle passate amministrazioni, di speculare su una condizione di clandestinità imposta dalla legislazione vigente e di povertà materiale, contribuendo, in tal modo, a trasformare la Pigna in un ghetto e ad alimentare una micro-criminalità sempre più diffusa nel centro storico.
In merito ai trasporti pubblici, la questione non si può limitare alla sola sostituzione delle attuali corriere con filobus, che inquinerebbero sicuramente molto meno. Gli utenti, in cambio di tariffe onerose e tra le più care della regione, tutt’oggi sono obbligati a doversi accontentare di un servizio dei mezzi pubblici disorganizzato e obsoleto rispetto agli standard attuali vigenti in altre provincie. Zoccarato parla bene, ma sono le direzioni provinciali dei partiti ora uniti nel PdL, ad avere razzolato male, nominando, negli ultimi quindici anni, dirigenze, con cui oltre ad avere ridotto la RT a essere un feudo delle destre per ampliare le loro reti clientelari, hanno prodotto a danno dell’azienda dei trasporti pubblici un debito di 600mila euro, accumulato a causa di sperperi ( come i soldi spesi per il rinnovo del mobilio degli uffici della società ) e degli alti stipendi percepiti dai membri dell’amministrazione, a partire dai 300mila euro all’anno di immeritato compenso ( dati i pessimi risultati conseguiti ) per il solo ex Direttore Generale Luisito Merli.
Riguardo gli ultimi provvedimenti anti-popolari di Calandrella ( aumento del 25% sui buoni pasto, l’innalzamento vertiginoso delle rette degli asili nido, il ripristino alla compartecipazione dei disabili ai costi dei trasporti pubblici, il rincaro del 10% della TARSU ), per non porsi in contraddizione rispetto alla posizione presa dal PdL, che nell’incontro del 21 gennaio acconsentì supinamente all’approvazione di tali misure scellerate e di attacco sociale alle famiglie con medi e bassi redditi, Zoccarato nel suo intervento di presentazione ha preferito non dire nulla. Mentre, sulle critiche mosse nei confronti di Borea, sempre da parte di Zoccarato, è doveroso ricordare ai cittadini sanremesi che se la passata Giunta civico-'progressista' governò fino all’autunno dello scorso anno fu soprattutto grazie alle 'assenze strategiche' dei consiglieri del PdL, che in più di un’occasione la salvarono dalla sfiducia del Consiglio comunale. Insomma, i cinque anni di opposizione contro la Giunta Borea, che tanto millanta Zoccarato, il PdL l’ha fatta soltanto a parole, limitandosi a sterili proclami sui giornali locali e a qualche aperitivo estivo.
Il discorso di Zoccarato, dunque annuncia l’avvio di una campagna elettorale fatta di arroganza e ipocrisie e che non lesinerà nella demagogia. Demagogia, di cui Zoccarato ha già dato sfoggio, parlando della sua impegnativa e faticosa passeggiata in Via Martiri e nella Pigna, zone il cui il PCL è presente costantemente e non per una sola volta ogni cinque anni. Il PCL, al momento impegnato principalmente nella lotta del caro-mensa e distante dai festival elettorali che stanno avendo luogo, a breve presenterà la sua lista, questa sì, di rottura, perché costituita da candidati provenienti dal mondo del lavoro e apertamente schierata contro i poteri forti. La presentazione del PCL alle prossime amministrative sarà assolutamente indipendente, perché non interessato alle alchimie elettoralistiche di Barbaro che con i suoi voti 'di coscienza' mantenne Borea al potere, con un programma di lotta anticapitalista e trattandosi di Sanremo ostile alle logiche clientelari della politica locale e come unica alternativa di classe e in piena contrapposizione ai programmi anti-popolari di Pd e PdL."
Andrea Di Blasio

Sanremo: il pensiero del PCL sulla festa della donna

( Sanremonews ) 8 FEB - La prima giornata internazionale della donna fu celebrata negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909 in seguito alla sua dichiarazione da parte del partito socialista americano.
La data dell'8 marzo deriva da una leggenda sorta fra i circoli comunisti francesi negli anni '50.
In Italia ancora oggi le donne non sono esenti da lavori notturni, vengono ricattate sul lavoro per la loro maternità, oggetto di violenza in famiglia, discriminate da un salario più basso del 30% rispetto a quello dell'uomo.
Oggi come allora difendiamo i diritti dei lavoratori, delle minoranze e degli oppressi, contro il mandante di ogni crimine: l'avidità e i privilegi di pochi banchieri e industriali.Questa è la nostra ragione politica. Sempre al vostro fianco.
Andrea Di Blasio